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Progressione: intensità e complessità sessione dopo sessione
Che cosa distingue la prima sessione di un ciclo dalla dodicesima? Non la struttura, che resta la stessa, ma l’impegno richiesto. Nel Metodo Scientifico Ginnastica Posturale® la progressione degli ese...
23 ottobre 2026Che cosa distingue la prima sessione di un ciclo dalla dodicesima? Non la struttura, che resta la stessa, ma l’impegno richiesto. Nel Metodo Scientifico Ginnastica Posturale® la progressione degli esercizi posturali è il criterio che fa avanzare le sessioni: il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico (riedizione 2024) prevede «un graduale aumento dell’intensità e della complessità delle sessioni, fino al raggiungimento e al consolidamento dei miglioramenti» (p. 127).
Il principio: «graduale aumento dell’intensità e della complessità»
Il metodo è organizzato in «cicli che variano da 3 a 5, suddivisi in 12 sessioni ciascuno, ogni sessione strutturata in 4 fasi distinte e complementari» (p. 3). Le fasi restano sempre le stesse e nello stesso ordine: Presa di coscienza, Educazione respiratoria, Riequilibrio posturale, Rilassamento (pp. 128, 276). Ciò che cambia, nel corso delle 12 sessioni di ogni ciclo, è il livello degli esercizi scelti dentro ciascuna fase.
Perché procedere per gradi? Il libro dà due ragioni. La prima riguarda l’apprendimento: è essenziale «la frammentazione del gesto e la ripetizione delle singole parti della sequenza, arrivando gradualmente alla completezza del movimento» (p. 72). La seconda riguarda il controllo posturale: il miglioramento è stato riscontrato più spesso quando si chiedeva di mantenere la postura «in condizioni difficili, anziché durante la stazione eretta tranquilla» (p. 71). Le condizioni difficili, però, vanno raggiunte per tappe.
Il libro descrive una progressione per ogni tipo di esercizio, ma non stabilisce quale livello usare in una determinata sessione. La scelta resta all’istruttore, che osserva la persona e passa al livello successivo quando quello precedente è eseguito correttamente.
Progredire non significa solo aggiungere difficoltà: a volte serve semplificare. Nella Presa di coscienza, per esempio, la circonduzione del capo per molti soggetti «può divenire difficoltoso», perché le continue modifiche di posizione della testa possono causare perdita di equilibrio; per questo il libro suggerisce di suddividere il movimento in quattro angoli di 90 gradi (p. 150). Allo stesso modo, nelle facilitazioni respiratorie la spinta delle mani cresce «in base al grado di allenamento del soggetto» (p. 178). Il livello giusto è quello che la persona controlla.
Stabilizzazione: dalla stazione eretta alla balance board
Gli esercizi di stabilizzazione mirano a migliorare la capacità di equilibrio attraverso lo spostamento del baricentro o la riduzione della base di appoggio, «da stabile ad instabile, iniziando sempre i movimenti dalla posizione anatomica di riferimento» (p. 191). La propedeutica proposta presenta gli esercizi «da un grado di stabilità maggiore ad uno minore, aumentando quindi il grado di instabilità e difficoltà» (p. 191).
Il libro etichetta anche i singoli gradini: il piede sul foam roller o sulla fitball corrisponde a esercizi «facilitati», la massage ball a esercizi facilitati con stimolo propriocettivo amplificato dall’attrezzo, la balance board e gli esercizi su fitball a esercizi «di intensità superiore» (p. 191). Queste etichette aiutano l’istruttore a orientarsi quando sceglie l’esercizio della seduta.
Dentro ogni livello ci sono altri gradini. Negli esercizi di trasferimento del peso si lavora prima a occhi aperti e gambe divaricate; poi si riduce la base di appoggio fino a unire i piedi e infine si chiudono gli occhi (p. 194). In generale, tutti gli esercizi di stabilizzazione, «una volta appresi, potranno essere ripetuti ad occhi chiusi» (p. 191). In appoggio monopodalico la flessione della coscia è proposta in cinque varianti «in ordine di grado di difficoltà crescente», che aggiungono il tocco del ginocchio con la mano controlaterale, l’estensione della gamba e la rotazione del busto (p. 195). Sulla balance board si crea un’instabilità crescente variando la posizione del piede sulla pedana (p. 208).
Alla base c’è la propriocezione: secondo il libro «non esiste nessun esercizio che non sia propriocettivo» (p. 71). Il tema è approfondito nell’articolo sulla propriocezione.
Rinforzo: esercizi propedeutici e di categoria superiore
Anche nel rinforzo la regola è la gradualità. Il metodo prevede prima «l’apprendimento di una postura corretta», poi gli esercizi di potenziamento (p. 139); e l’obiettivo resta la stabilità e la resistenza muscolare, non la forza massimale (p. 138). Richiamando Faries e Greenwood, il libro osserva che focalizzarsi sui meccanismi di controllo corporeo è da anticipare rispetto agli incrementi della forza di stabilizzazione (p. 138).
Nel capitolo 9 alcuni esercizi sono presentati esplicitamente come gradini successivi: dopo una serie di esercizi per il core in quadrupedia, un esercizio «si intende di categoria superiore a quelli precedenti di cui sono propedeutici» (p. 211). Altri sono organizzati come progressioni didattiche vere e proprie.
In entrambe le progressioni resta fermo un punto: durante la flessione del busto sul bacino vanno mantenute le curve fisiologiche del rachide, con la testa allineata alle spalle, «indipendentemente dal tipo di esercizio che viene svolto in questa sequenza» (p. 227). Se il passaggio successivo fa perdere l’allineamento, è troppo presto per proporlo.
Respiro: tempi progressivamente più lunghi
La progressione riguarda anche la Educazione respiratoria. Per aumentare il volume d’aria in inspirazione ed espirazione, il libro propone esercizi con «una tempistica aumentata rispetto a quella fisiologica e di grado progressivamente maggiore» (p. 135).
La stessa logica vale per le facilitazioni manuali: negli esercizi del capitolo 8 la spinta delle mani va introdotta da lieve a gradualmente crescente (pp. 178–183). E dopo gli esercizi più impegnativi, come quello con apnea da seduti, il libro indica di eseguire due o tre respirazioni libere prima di ripeterlo (p. 188). Progredire non significa forzare: il respiro resta rilassato e non forzato (p. 132).
Respiro e movimento progrediscono insieme. Negli esercizi del capitolo 9 ogni passaggio è abbinato a un’inspirazione o a un’espirazione, come nelle varianti in appoggio monopodalico (p. 195) o negli esercizi globali (p. 231): aumentare la complessità del gesto significa anche coordinare più elementi con lo stesso atto respiratorio.
Esercizi globali: passaggi combinati in sequenza
Gli esercizi posturali globali della Fase 3 hanno la progressione incorporata nella loro struttura. Sono suddivisi «in più fasi di lavoro che verranno combinate insieme nello svolgimento dello stesso esercizio» (p. 231). Nel primo esercizio per la catena anteriore, per esempio, si parte dall’estensione di capo e collo in inspirazione; poi si aggiunge l’abduzione delle braccia a 120°; poi l’estensione degli arti inferiori (p. 231).
Ogni passaggio riprende i precedenti e ne aggiunge uno: è la frammentazione del gesto descritta a p. 72 applicata a un movimento globale. L’istruttore può fermarsi al passaggio che la persona controlla bene e aggiungere il successivo nelle sessioni seguenti. Il legame tra frammentazione, ripetizione e apprendimento è il tema dell’articolo sull’apprendimento motorio.
Nella seduta tipo gli esercizi globali sono 2 o 3 per catena cinetica, al massimo su 2 catene (p. 276). Con un numero di esercizi così contenuto, il tempo va soprattutto alla qualità dei passaggi e alla loro corretta combinazione con il respiro.
Indicazioni pratiche per l’istruttore
- mantenere invariate le 4 fasi e il loro ordine, e far progredire gli esercizi dentro ciascuna fase (pp. 127–128, 276);
- passare al livello successivo solo quando il precedente è eseguito con controllo e allineamento corretti (pp. 191, 227);
- aumentare una variabile alla volta: stabilità della superficie, base d’appoggio, vista, numero di passaggi o durata del respiro (pp. 135, 191, 194);
- chiudere gli occhi solo a esercizio appreso (p. 191);
- in presenza di vertigini, dolore o di un dubbio clinico, tornare al livello più stabile e indirizzare la persona al medico.
In sintesi
- La progressione degli esercizi posturali segue un graduale aumento di intensità e complessità, fino al consolidamento dei miglioramenti (p. 127).
- Stabilizzazione: da stabile a instabile, poi base ridotta e occhi chiusi (pp. 191, 194).
- Rinforzo: esercizi propedeutici, poi di categoria superiore e progressioni didattiche (pp. 211, 227, 229).
- Respiro: tempi più lunghi del fisiologico, in modo progressivo (p. 135).
- Esercizi globali: passaggi combinati aggiunti uno alla volta (p. 231).
Domande frequenti
Che cosa significa progressione degli esercizi posturali?
Nel metodo significa aumentare gradualmente intensità e complessità delle sessioni, fino al raggiungimento e al consolidamento dei miglioramenti (p. 127), mantenendo invariata la struttura in 4 fasi.
Quando si possono chiudere gli occhi negli esercizi di equilibrio?
Solo dopo aver appreso l’esercizio: tutti gli esercizi di stabilizzazione, «una volta appresi, potranno essere ripetuti ad occhi chiusi» (p. 191). Prima si riduce la base d’appoggio, poi si chiudono gli occhi (p. 194).
Come si rende più difficile un esercizio di stabilizzazione?
Spostando il baricentro o riducendo la base d’appoggio, passando da superfici stabili a instabili (foam roller, balance board, massage ball, fitball), all’appoggio monopodalico e alla quadrupedia con meno appoggi (p. 191).
Il libro indica quale esercizio fare in ogni sessione?
No. Descrive le progressioni per ogni tipo di esercizio, ma non assegna livelli a sessioni specifiche: la scelta spetta all’istruttore, in base a come la persona esegue il livello precedente.
La progressione riguarda anche il respiro?
Sì: per aumentare i volumi respiratori si usano tempi più lunghi del fisiologico, di grado progressivamente maggiore (p. 135), e la spinta delle facilitazioni manuali cresce in modo graduale (pp. 178–183).
Nota per l’istruttore
Questo articolo ha finalità divulgative e formative per istruttori. Riporta le indicazioni del libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico; non è una diagnosi né una terapia. In presenza di dolore, di una patologia o di un dubbio clinico la persona va indirizzata al medico.
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Riferimenti bibliografici
- Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico, Riedizione Aprile 2024, ATS - Giacomo Catalani Editore®, Arezzo. ISBN 979-12-80189-81-3. Pagine citate: 3, 71–72, 127–139, 150, 178–195, 208, 211, 227–231, 276.
- Faries M. D., Greenwood M., Core training: stabilizing the confusion, Strenght Cond J, 2007; 29(2): 10-25.
- Tarantola J., Nardone A., Tacchini E., Schieppati M., Human stance stability improves with the repetition of the task: effect of foot position and visual condition, Neurosci Lett, 1997; 228(2): 75-78.
- Büchele W., Knaup H., Brandt T., Course of training effects on balancing on one foot, Acta Otolaryngol Suppl, 1984; 406: 140-142.
- Richardson C., Jull G., Hodges P., Hides J., Therapeutic exercise for spinal segmental stabilization in low back pain: scientific basis and clinical approach, Churchill Livingstone, Edinburgh (NY), 1999.
Le voci 2–5 sono riportate dalla bibliografia del libro (Cap. 4, pp. 78–79; Cap. 6, pp. 142–144): Tarantola et al. e Büchele et al. riguardano l’allenamento dell’equilibrio in condizioni difficili (p. 71); Faries e Greenwood e Richardson et al. il controllo del tronco (p. 138). Le citazioni testuali dell’articolo sono tutte tratte dal libro (voce 1).
