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Cicli e 12 sessioni: un percorso con inizio e fine

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Quanto dura un percorso di ginnastica posturale? Spesso la risposta è vaga: si comincia e si continua, senza un termine. Il Metodo Scientifico Ginnastica Posturale® parte dall’idea opposta. Il libro G...

21 ottobre 2026

Quanto dura un percorso di ginnastica posturale? Spesso la risposta è vaga: si comincia e si continua, senza un termine. Il Metodo Scientifico Ginnastica Posturale® parte dall’idea opposta. Il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico (riedizione 2024) indica tra i suoi principi fondamentali «un intervento temporizzato ben definito, con cicli che variano da 3 a 5, suddivisi in 12 sessioni ciascuno, ogni sessione strutturata in 4 fasi distinte e complementari» (p. 3).

Illustrazione di una griglia di punti, dodici per riga, con tre righe piene e due tratteggiate e una freccia, che rappresenta da 3 a 5 cicli di 12 sessioni

Fasi, cicli, sessioni: lo schema del metodo

Lo schema è ripreso nel primo capitolo: i protocolli del metodo «si strutturano in quattro (4) fasi per ogni sessione, dodici (12) sessioni per ogni ciclo, dai tre ai cinque (3-5) cicli di attività» (pp. 18–19). Si può leggere dal basso verso l’alto.

  • La fase è il blocco di lavoro con un obiettivo preciso. Sono quattro, sempre nello stesso ordine: Presa di coscienza, Educazione respiratoria, Riequilibrio posturale, Rilassamento (pp. 128, 276).
  • La sessione è la singola seduta, che contiene le quattro fasi in sequenza; tempi ed esercizi sono riassunti nella seduta tipo (p. 276).
  • Il ciclo riunisce 12 sessioni.
  • Il percorso comprende da 3 a 5 cicli.
Infografica in cinque passaggi: 4 fasi formano una sessione, 12 sessioni un ciclo, da 3 a 5 cicli il percorso, poi Esercizio Funzionale, sovraccarichi o sport
La struttura temporale del metodo: dalla singola fase al percorso completo e al passaggio successivo (pp. 3, 18–19, 127).

In numeri, il percorso va da 36 sessioni (3 cicli) a 60 sessioni (5 cicli). È un semplice calcolo sui valori del libro, utile per presentare il lavoro alla persona in modo concreto. In ogni sessione si ritrovano i contenuti concatenati del metodo: mobilità articolare, respirazione, equilibrio e stabilizzazione, mobilizzazione vertebrale, catene cinetiche, rinforzo e auto-allungamento globale (p. 127).

Il percorso di ginnastica posturale si può proporre in formati diversi: il libro descrive sessioni individuali, Special Class a numero chiuso di 3-6 clienti per istruttore e Master Class a classi aperte (p. 287), e precisa che l’approccio si adatta a gruppi, special class e lezioni individuali (p. 127). La struttura in cicli, sessioni e fasi resta la stessa in tutti i formati.

Tabella del numero di sessioni del percorso: 3 cicli corrispondono a 36 sessioni, 4 cicli a 48 e 5 cicli a 60, sempre con 4 fasi per sessione
Totale delle sessioni in base al numero di cicli (12 sessioni per ciclo, pp. 3, 18–19). Il calcolo è nostro; il libro non indica una frequenza settimanale.

Perché un intervento temporizzato

Il libro spiega la scelta con una critica esplicita. Il metodo vuole essere «un approccio globale alla postura, sostenibile e circoscritto, che permette di determinare un inizio e un fine dell’intervento, basato su cicli, sessioni e fasi» (p. 127). Subito dopo osserva che è molto comune che un servizio di ginnastica posturale abbia «un inizio e mai una fine», per la mancanza di risultati raggiunti o per un’offerta commerciale che tende a fidelizzare il cliente, o addirittura ad «arenare» in una parte del percorso (p. 127).

Il primo capitolo ribadisce il concetto: il metodo «ha un inizio e una fine ben definiti», con l’obiettivo di migliorare la postura e consentire poi alla persona di proseguire con altre attività (p. 19). Per l’istruttore questo significa poter presentare un progetto con una durata e una meta, invece di un abbonamento senza termine.

C’è anche una ragione di metodo. Il libro richiama Sahrmann, secondo cui un difetto nel movimento può indurre la patologia e non esserne solo il risultato, e Kendall, per cui i difetti posturali originano dall’utilizzo scorretto delle potenzialità del corpo (p. 128). Se il problema è nel modo di muoversi, serve un periodo di apprendimento strutturato, con un inizio e una fine: è ciò che i cicli organizzano.

Dai 3 ai 5 cicli: cosa dice il libro

Il libro indica un intervallo, da 3 a 5 cicli (pp. 3, 19), e un principio di sviluppo: il metodo prevede «un graduale aumento dell’intensità e della complessità delle sessioni, fino al raggiungimento e al consolidamento dei miglioramenti» (p. 127). Il numero di cicli dipende quindi dal tempo necessario per arrivare a quel consolidamento.

È importante essere precisi su ciò che il libro non dice. Non indica quante sessioni fare ogni settimana, non fornisce un criterio per scegliere tra 3, 4 o 5 cicli e non descrive un protocollo di test da ripetere tra un ciclo e l’altro. Non assegna nemmeno esercizi specifici alle singole sessioni. Sono scelte che restano alla programmazione dell’istruttore, e presentarle come regole del metodo sarebbe scorretto.

Un modo trasparente di gestire questa libertà è programmare un ciclo alla volta: al termine di ogni ciclo l’istruttore osserva i progressi e decide con la persona se proseguire, sempre entro il limite di 5 cicli. È una proposta operativa, non un’indicazione del libro, e come tale va presentata.

Schema a due schede: ciò che il libro indica sui cicli, cioè numero, struttura, inizio e fine e progressione, e ciò che non indica, come frequenza settimanale, scelta del numero di cicli e test
Sintesi di ciò che il libro stabilisce sui cicli e di ciò che lascia alla programmazione dell’istruttore.

Il libro offre però strumenti utili per osservare i progressi. I gradi articolari si possono misurare con un goniometro a bracci (p. 37), e l’apprendimento posturale si può valutare attraverso la retention, cioè il mantenimento del livello di prestazione a distanza di tempo, e il transfer, cioè la capacità di trasferire l’abilità acquisita ad un altro compito (p. 71). Ne parliamo negli articoli su come valutare mobilità e allineamento e sulla progressione degli esercizi.

Il ruolo della persona: da spettatore a protagonista

Un percorso a tempo funziona solo se la persona impara. Il libro lo dichiara come obiettivo primario: trasformare gli utenti «da semplici spettatori passivi, come avviene con molti altri approcci, nei protagonisti del proprio benessere posturale» (pp. 19–20).

Il metodo, secondo il libro, è «idoneo per persone di qualsiasi età, sesso e livello di preparazione fisica» (p. 20). Per questo il percorso di ginnastica posturale non è identico per tutti nei contenuti: entro la stessa struttura l’istruttore sceglie esercizi e varianti adatti alla persona, aumentando l’impegno in modo graduale.

Per questo le esercitazioni sono pensate per essere «svolte da tutti» e non pretendono di correggere un allineamento, ma di insegnare «la corretta percezione e gestione motoria in ogni condizione» (p. 11). Il vasto repertorio di esercizi consente «un graduale sviluppo delle proprie capacità neuromotorie», attraverso informazioni somato-sensoriali migliori e una maggiore percezione del proprio schema corporeo (p. 20). Uno dei principali obiettivi è sviluppare una migliore capacità di controllo della postura «in modalità attiva» durante la locomozione e i gesti quotidiani (p. 128).

In pratica, nel corso dei cicli l’istruttore spiega sempre il perché di un esercizio e chiede alla persona di percepire posizioni e movimenti, in modo che l’abilità resti anche fuori dalla sala. È il tema dell’apprendimento motorio, approfondito in un articolo dedicato.

Dopo l’ultimo ciclo

Il percorso ha una fine, ma il movimento no. Secondo il libro, raggiunto e consolidato il miglioramento, «l’attività prosegue con l’inclusione dell’Esercizio Funzionale, l’utilizzo di sovraccarichi e/o attività sport specifica» (p. 127). Il primo capitolo descrive lo stesso traguardo: consentire alla persona di proseguire in palestra con l’Esercizio Funzionale o l’allenamento con sovraccarichi, oppure di riprendere o iniziare una specifica attività sportiva (p. 19).

La fine dei cicli è quindi un passaggio, non un abbandono. Come impostare questa transizione è il tema dell’articolo su che cosa fare dopo i cicli.

Indicazioni pratiche per l’istruttore

  • presentare il percorso con la sua struttura: 4 fasi per sessione, 12 sessioni per ciclo, da 3 a 5 cicli (pp. 3, 18–19);
  • dichiarare fin dall’inizio che il percorso ha una fine e che cosa viene dopo (pp. 19, 127);
  • aumentare intensità e complessità in modo graduale, sessione dopo sessione (p. 127);
  • distinguere le indicazioni del libro dalle proprie scelte di programmazione, come la frequenza settimanale o i criteri tra un ciclo e l’altro;
  • in presenza di dolore, di una patologia o di un dubbio clinico, indirizzare la persona al medico prima di iniziare o proseguire.

In sintesi

  • Il metodo è un intervento temporizzato: da 3 a 5 cicli di 12 sessioni, 4 fasi per sessione (pp. 3, 18–19).
  • Il percorso ha un inizio e una fine ben definiti (pp. 19, 127).
  • Intensità e complessità crescono gradualmente fino al consolidamento dei miglioramenti (p. 127).
  • Il libro non indica frequenza settimanale né criteri per scegliere il numero di cicli.
  • Dopo i cicli: Esercizio Funzionale, sovraccarichi o attività sportiva (pp. 19, 127).

Domande frequenti

Quanto dura un percorso di ginnastica posturale con il metodo?

Da 3 a 5 cicli di 12 sessioni ciascuno, cioè da 36 a 60 sessioni in totale; ogni sessione è strutturata in 4 fasi (pp. 3, 18–19). Il totale delle sessioni è un calcolo sui valori del libro.

Quante sessioni a settimana prevede il metodo?

Il libro non lo indica. La frequenza settimanale è una scelta di programmazione dell’istruttore e non va presentata come una regola del metodo.

Come si decide se fare 3, 4 o 5 cicli?

Il libro indica l’intervallo da 3 a 5 cicli e un graduale aumento di intensità e complessità «fino al raggiungimento e al consolidamento dei miglioramenti» (p. 127), ma non fornisce un criterio specifico. La scelta spetta all’istruttore, sulla base dell’osservazione dei progressi.

Perché il metodo ha un inizio e una fine?

Per evitare un servizio che «abbia un inizio e mai una fine» e offrire invece un intervento sostenibile e circoscritto, basato su cicli, sessioni e fasi (p. 127).

Che cosa si fa dopo l’ultimo ciclo?

L’attività prosegue con l’Esercizio Funzionale, l’utilizzo di sovraccarichi o un’attività sportiva specifica (pp. 19, 127).

Nota per l’istruttore

Questo articolo ha finalità divulgative e formative per istruttori. Riporta le indicazioni del libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico; non è una diagnosi né una terapia. In presenza di dolore, di una patologia o di un dubbio clinico la persona va indirizzata al medico.

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Riferimenti bibliografici

  1. Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico, Riedizione Aprile 2024, ATS - Giacomo Catalani Editore®, Arezzo. ISBN 979-12-80189-81-3. Pagine citate: 3, 11, 18–20, 37, 71, 127–128, 276, 287.
  2. Toso B., Back School Neck School Bone School: Programmazione Organizzazione Conduzione Verifica, Edi-Ermes, Milano, 2003.
  3. Sahrmann S. A., Movement as a cause of musculoskeletal pain, MPPA Conference Proceedings, 1993.
  4. Kendall F. P., Kendall McCreary E., Provance P. G., I muscoli. Funzioni e Test. Quarta Ed. Verduci Editore, Roma, 2002.

Le voci 2–4 sono riportate dalla bibliografia del libro: Sahrmann e Kendall sono gli autori citati a p. 128 a sostegno dell’approccio basato sull’esercizio; Toso è una lettura sulla programmazione delle attività di gruppo. Le citazioni testuali dell’articolo sono tutte tratte dal libro (voce 1).

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