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Fase 3 Riequilibrio posturale: il cuore della sessione

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Dopo la Presa di coscienza e l’ Educazione respiratoria , ogni sessione del Metodo Scientifico Ginnastica Posturale® entra nella sua parte centrale. il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico ...

14 ottobre 2026

Dopo la Presa di coscienza e l’Educazione respiratoria, ogni sessione del Metodo Scientifico Ginnastica Posturale® entra nella sua parte centrale. il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico (riedizione 2024) la presenta così: «Questa fase costituisce il cuore pulsante dell’intera sessione» (p. 136). Nel riequilibrio posturale gli esercizi sono di tre tipi, sempre nello stesso ordine: stabilizzazione, rinforzo ed esercizi posturali globali (p. 128).

Illustrazione di una figura in equilibrio su una balance board con due linee tratteggiate incrociate che rappresentano le catene cinetiche del corpo

Che cosa si intende per riequilibrio posturale

Il metodo è organizzato in «cicli che variano da 3 a 5, suddivisi in 12 sessioni ciascuno, ogni sessione strutturata in 4 fasi distinte e complementari» (p. 3). Le fasi, nell’ordine numerato del libro (pp. 128 e 276), sono Fase 1 Presa di coscienza, Fase 2 Educazione respiratoria, Fase 3 Riequilibrio posturale e Fase 4 Rilassamento. La terza arriva quando il corpo è stato mobilizzato e il respiro è stato allenato, e torna in tutte le 12 sessioni di ciascun ciclo.

Infografica delle 4 fasi della sessione di Ginnastica Posturale con evidenziata la Fase 3 Riequilibrio posturale: stabilizzazione, rinforzo ed esercizi posturali globali con i tempi della seduta tipo
Le quattro fasi di ogni sessione nell’ordine del libro (p. 128), con tempi e numero di esercizi della seduta tipo (p. 276). La Fase 3, Riequilibrio posturale, è evidenziata.

Il libro la descrive come una serie di esercizi «volti alla stabilizzazione del corpo, all’equilibrio, al rinforzo generale della muscolatura e alla mobilizzazione e all’allungamento delle fasce e delle catene muscolari» (p. 136). Gli esercizi posturali servono a insegnare agli allievi «come attivare attivamente i muscoli» per un corretto allineamento e mantenimento delle diverse parti del corpo (p. 136).

Riequilibrio, quindi, non significa raddrizzare la persona dall’esterno. Già nell’introduzione il libro chiarisce che il metodo non pretende «di correggere un allineamento quanto piuttosto di insegnare la corretta percezione e gestione motoria» (p. 11). Attraverso una maggiore consapevolezza dell’allievo, gli esercizi mirano a sviluppare un nuovo equilibrio «sia in posizione statica che dinamica» e a ripristinare il pieno range di movimento articolare nei vari segmenti corporei (p. 136).

Nella seduta tipo la Fase 3 è la più lunga: stabilizzazione per 5 minuti con 1-3 esercizi, rinforzo per 10-15 minuti con 4-5 esercizi, esercizi posturali globali per 10-15 minuti con 2 o 3 esercizi per catena cinetica, al massimo su 2 catene (p. 276). La struttura completa della lezione è nell’articolo sulla seduta di ginnastica posturale.

Schema dei tre blocchi della Fase 3: stabilizzazione per 5 minuti, rinforzo per 10-15 minuti ed esercizi posturali globali per 10-15 minuti, con obiettivi e pagine del libro
I tre blocchi della Fase 3 nell’ordine del libro (p. 128), con obiettivi (pp. 136–140) e tempi della seduta tipo (p. 276).

Stabilizzazione: equilibrio e percezione corporea

Gli esercizi di stabilizzazione «hanno il compito di migliorare l’equilibrio e la percezione corporea, ovvero la sensibilità muscolare e propriocettiva che regola il movimento» (p. 136). Comprendono trasferimenti del peso corporeo, appoggi su un solo piede e su superfici instabili; il libro sottolinea l’ancoraggio al suolo dei piedi attraverso l’azione dei muscoli lombricali (p. 136).

Il testo distingue tre tipi principali di equilibrio: statico, quando in stazione eretta il centro di gravità cade all’interno dell’area d’appoggio dei piedi; dinamico, durante il movimento dei segmenti corporei; di volo, quando il corpo non è in appoggio a terra (p. 137). E precisa: «L’equilibrio non è una condizione statica, piuttosto un processo dinamico». Conta la capacità di mantenerlo, ma anche quella di ritrovarlo ogni volta che viene perso (p. 137).

Gli esercizi partono sempre dalla posizione anatomica di riferimento e procedono «da stabile ad instabile»; tutti, «una volta appresi, potranno essere ripetuti ad occhi chiusi» (p. 191). La propedeutica va dalla stazione eretta in doppio appoggio con trasferimento del peso all’uso di foam roller, balance board, massage ball e fitball, fino all’appoggio monopodalico e alla quadrupedia con riduzione degli appoggi (p. 191). La sequenza completa è descritta nell’articolo sulla progressione degli esercizi.

Rinforzo: stabilità e resistenza, non forza massimale

Su questo punto il metodo prende una posizione netta. Richiamati Lehman, McGill e Faries e Greenwood, il libro conclude che «il principale obiettivo degli esercizi di rinforzo nella seduta di ginnastica posturale non sarà quello di migliorare la forza, ma la stabilità e la resistenza muscolare» (p. 138).

L’attenzione va soprattutto ai muscoli centrali del tronco con funzione stabilizzatrice, come estensori e flessori della colonna vertebrale, attivati «principalmente attraverso esercizi isometrici (non massimali)» (p. 138). Secondo Akuthota e Nadler, citati dal libro, il centro del corpo va inteso come «un corsetto muscolare» che stabilizza la colonna con e senza il movimento degli arti (p. 138). Nel capitolo 9 il core comprende trasverso dell’addome, obliqui interni ed esterni, retto dell’addome, gran dorsale, quadrato dei lombi, multifido e paravertebrali, con diaframma e pavimento pelvico come stabilizzatori (p. 210). Il tema è approfondito nell’articolo sulla core stability.

C’è anche un ordine logico: prima «l’apprendimento di una postura corretta», poi gli esercizi di potenziamento per migliorare la stabilità del rachide (p. 139). Durante il rinforzo l’istruttore controlla che resti il più possibile il corretto allineamento tra «le 3 principali curve fisiologiche» del rachide, evitando di perderle o accentuarle (p. 210). Gli esempi vanno dalla quadrupedia con un arto inferiore esteso e il superiore controlaterale flesso, mantenuta per 3 respirazioni complete (p. 211), ai lavori con loop band ed elastici (pp. 217–230). Il libro raccomanda di potenziare tutti i gruppi muscolari, con attenzione a quelli meno attivati nella vita quotidiana, come glutei, rotatori dell’omero e adduttori scapolari (p. 139).

Esercizi posturali globali in catena cinetica

Il terzo blocco è quello a cui il libro dà più rilievo: gli esercizi posturali globali «in forma dinamica» (p. 139). La premessa è che i muscoli sono organizzati in catene, collegate dal tessuto connettivo nel sistema miofasciale, e che anche il movimento più semplice richiede più gruppi muscolari reclutati in una sequenza coordinata (p. 139). Il libro riporta l’esempio di Zattara: il sollevamento rapido del braccio inizia dal polpaccio e attraversa tutta la catena fino al deltoide (pp. 139–140). Da qui la conclusione: «Allenare i muscoli in maniera isolata interrompe la catena cinetica» (p. 140).

Gli esercizi globali servono a «promuovere l’allungamento dei muscoli (riducendo le retrazioni), migliorare la coordinazione intra ed intermuscolare e sviluppare le catene cinetiche» (p. 140). Sono suddivisi «in più fasi di lavoro che verranno combinate insieme» nello stesso esercizio (p. 231). Nel primo esercizio per la catena anteriore, per esempio, da supini si inspira estendendo capo e collo; poi si aggiunge l’abduzione delle braccia a 120°, poi l’estensione degli arti inferiori, tornando ogni volta alla posizione di partenza in espirazione (p. 231).

Tabella delle quattro catene cinetiche degli esercizi posturali globali del libro: anteriore 9 esercizi, posteriore 7, crociata anteriore 9, crociata posteriore 8, con il primo passaggio e le pagine
Gli esercizi posturali globali del capitolo 9, raggruppati per catena cinetica, con il numero di esercizi, il passaggio con cui iniziano e le pagine del libro.

Nella seduta tipo si scelgono 2 o 3 esercizi per catena, al massimo per 2 catene (p. 276). Come le catene si collegano tra loro e quali sono quelle funzionali del metodo è il tema dell’articolo sulle sei catene funzionali.

Il rachide come pilastro portante del metodo

In tutta la Fase 3 c’è un riferimento fisso: il rachide, che secondo il libro «rappresenta il pilastro portante dell’intero metodo» (p. 136). Per questo nel rinforzo si mantengono le curve fisiologiche (p. 210) e nelle progressioni per gli estensori del rachide si chiede che la testa resti allineata alle spalle (p. 227).

Il core offre la base stabile che permette movimenti fluidi e sicuri degli arti, «senza dover fare aggiustamenti che potrebbero sovraccaricare in modo errato le strutture del sistema muscolo-scheletrico» (p. 137). Gli esercizi globali, a loro volta, lavorano sull’intera catena per aiutare a prevenire le compensazioni legate alla retrazione muscolare (p. 140). Dopo la Fase 3 la sessione si chiude con la Fase 4, Rilassamento, che ha anche il compito di ristabilire le giuste tensioni mio-tendinee a livello del rachide (p. 141).

Indicazioni pratiche per l’istruttore

  • rispettare l’ordine dei blocchi: stabilizzazione, rinforzo, esercizi posturali globali (pp. 128, 276);
  • nella stabilizzazione partire dalla posizione anatomica e dal grado di stabilità maggiore; occhi chiusi solo a esercizio appreso (p. 191);
  • nel rinforzo cercare stabilità e resistenza con isometrie non massimali, controllando le tre curve del rachide (pp. 138, 210);
  • abbinare ogni passaggio al respiro, come indicano gli esercizi del capitolo 9 (pp. 189–265);
  • in presenza di dolore, di una diagnosi o di un dubbio clinico fermarsi e indirizzare la persona al medico; per le singole condizioni il libro elenca posture e movimenti non indicati (pp. 115–123).

In sintesi

  • Il Riequilibrio posturale è la Fase 3 di ogni sessione, «il cuore pulsante» della seduta (pp. 128, 136).
  • Tre blocchi in ordine: stabilizzazione, rinforzo, esercizi posturali globali (p. 128).
  • Stabilizzazione: equilibrio e percezione corporea, da stabile a instabile (pp. 136, 191).
  • Rinforzo: stabilità e resistenza muscolare, non forza massimale, con isometrie non massimali (p. 138).
  • Esercizi globali: catene cinetiche in forma dinamica, al massimo 2 catene nella seduta tipo (pp. 139–140, 276).

Domande frequenti

Nel riequilibrio posturale quali esercizi si fanno?

Tre tipi, in quest’ordine: esercizi di stabilizzazione, di rinforzo ed esercizi posturali globali (p. 128). Nella seduta tipo: stabilizzazione per 5 minuti con 1-3 esercizi, rinforzo per 10-15 minuti con 4-5 esercizi, posturali globali per 10-15 minuti con 2-3 esercizi per catena, al massimo 2 catene (p. 276).

Perché la Fase 3 è chiamata il cuore della sessione?

Perché è la fase in cui si concentra il lavoro su stabilità, equilibrio, rinforzo e allungamento delle catene muscolari: il libro la definisce «il cuore pulsante dell’intera sessione» (p. 136). Le due fasi precedenti preparano corpo e respiro, la Fase 4 chiude la seduta.

Il rinforzo nella ginnastica posturale serve ad aumentare la forza?

Non è l’obiettivo principale. Il libro indica come obiettivo «la stabilità e la resistenza muscolare», soprattutto dei muscoli centrali del tronco, con esercizi isometrici non massimali (p. 138).

Che cosa sono gli esercizi posturali globali?

Esercizi in forma dinamica che coinvolgono un’intera catena cinetica invece di un singolo muscolo, costruiti per passaggi successivi combinati tra loro (pp. 139–140, 231). Servono ad allungare i muscoli riducendo le retrazioni, a migliorare la coordinazione e a sviluppare le catene cinetiche (p. 140).

Gli esercizi di equilibrio si fanno a occhi chiusi?

Solo dopo averli appresi a occhi aperti: secondo il libro tutti gli esercizi di stabilizzazione, «una volta appresi, potranno essere ripetuti ad occhi chiusi» (p. 191).

Nota per l’istruttore

Questo articolo ha finalità divulgative e formative per istruttori. Riporta le indicazioni del libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico; non è una diagnosi né una terapia. In presenza di dolore, di una patologia o di un dubbio clinico la persona va indirizzata al medico.

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Riferimenti bibliografici

  1. Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico, Riedizione Aprile 2024, ATS - Giacomo Catalani Editore®, Arezzo. ISBN 979-12-80189-81-3. Pagine citate: 3, 11, 115–123, 128, 136–141, 189–265, 276.
  2. Akuthota V., Nadler S. F., Core strengthening, Arch Phys Med Rehabil, 2004; 85(3 suppl 1): S86-92.
  3. McGill S., Low back disorders: evidence-based prevention and rehabilitation, Human Kinetics, Champaign (IL), 2002.
  4. Souchard P. E., Lo stretching globale attivo, Editore Marrapese, Roma, 2003.
  5. Zattara M., Bouisset S., Posturo-kinetic organisation during the early phase of voluntary upper limb movement. 1. Normal subjects. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 1988; 51(7): 956-965.

Le voci 2–5 sono riportate dalla bibliografia del libro (Cap. 6, pp. 142–144) e corrispondono agli autori citati nelle pagine sulla Fase 3 (pp. 138–140); le citazioni testuali dell’articolo sono tutte tratte dal libro (voce 1).

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