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Paramorfismi e dismorfismi: differenze e prevenzione

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Spalle non alla stessa altezza, schiena un po’ curva, bacino inclinato: sono osservazioni comuni, soprattutto nei ragazzi. Ma non tutte le alterazioni sono uguali. il libro Ginnastica Posturale – Meto...

02 novembre 2026

Spalle non alla stessa altezza, schiena un po’ curva, bacino inclinato: sono osservazioni comuni, soprattutto nei ragazzi. Ma non tutte le alterazioni sono uguali. il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico (riedizione 2024) distingue tra paramorfismi, alterazioni senza modifica strutturale significativa, e dismorfismi, in cui cambiano le strutture ossee (p. 20).

Illustrazione di due figure allo specchio: a sinistra spalle e bacino inclinati con colonna curva, a destra linee orizzontali e colonna dritta

Paramorfismi: che cosa sono

Il libro parte da un’idea di postura efficiente. Ogni movimento richiede una postura che sappia adattarsi alle situazioni, che sia efficiente dal punto di vista energetico e stabile, con il miglior equilibrio e il massimo comfort, riducendo al minimo i carichi sulle strutture anatomiche (p. 20). Se queste condizioni non sono rispettate possono comparire squilibri motori e disturbi muscolo-fasciali o osteoarticolari (p. 20).

In alcuni casi, prosegue il testo, queste condizioni possono evolvere in paramorfismi, cioè «situazioni di alterazione morfologica che non comportano una modificazione strutturale significativa e che si avvicinano alle forme fisiologiche delle strutture dell’organismo umano» (p. 20).

Tre caratteristiche aiutano a riconoscerli. I paramorfismi sono di solito associati alla colonna vertebrale, si manifestano durante l’infanzia e l’adolescenza e sono causati da posture scorrette mantenute nel tempo e/o da altri fattori, interni ed esterni (p. 20). Per il concetto generale di postura rimandiamo all’articolo su che cos'è la postura.

Schema a due schede: paramorfismo senza modifica strutturale significativa, tipico di infanzia e adolescenza; dismorfismo con modificazione delle strutture ossee e compensi
Paramorfismi e dismorfismi secondo le definizioni del libro (p. 20).

Dismorfismi: quando cambia la struttura

Il passo successivo è il dismorfismo. Secondo il libro, i paramorfismi, «se non trattati tempestivamente, possono progredire in dismorfismi», cioè situazioni di alterazione morfologica più significativa «che coinvolgono modificazioni delle strutture ossee» (p. 20).

La differenza, quindi, non è solo di grado. Nel paramorfismo la struttura non cambia in modo significativo; nel dismorfismo sì. Stabilire di quale dei due si tratta non è possibile a occhio: è una valutazione clinica, che spetta al medico. L’istruttore può notare un’asimmetria, ma non classificarla.

Il libro, però, non chiude la porta a chi ha alterazioni strutturali. Nell’introduzione scrive che gli operatori possono insegnare una migliore gestione del corpo e del movimento, che migliorerà la salute percepita dalla persona «anche in caso di alterazioni strutturali non modificabili» (p. 11). L’obiettivo cambia: non correggere la struttura, ma muoversi meglio con quella che c’è.

Compensi e dispendio energetico

Perché un’alterazione tende a portarne altre? Il libro descrive una catena. I dismorfismi influenzano negativamente la postura e inducono l’organismo ad adottare strategie alternative per cercare l’equilibrio e trovare una risposta motoria adattata (p. 20). Ne deriva un disequilibrio tra i segmenti del sistema muscolo-scheletrico, con alterazione della funzionalità e aumento del dispendio energetico, sia nella vita quotidiana sia durante gli sforzi (p. 20).

Schema a quattro passaggi: alterazione posturale, strategie alternative per l’equilibrio, aumento del dispendio energetico, nuovi compensi con retrazioni e dolore
La sequenza con cui, secondo il libro, un’alterazione porta a nuovi compensi (pp. 20–21).

Non finisce lì. La perdita di comfort porta l’organismo a sviluppare nuove strategie motorie e compensazioni che si allontanano ancora di più dal modello ideale di postura, causando processi infiammatori, retrazioni muscolo-fasciali e condizioni dolorose (pp. 20–21).

Le parole chiave sono le stesse che il metodo usa per costruire gli esercizi: equilibrio, economia e comfort, i tre principi che la Fase 3 rispetta con esercizi globali in catena cinetica (p. 140). Ne parliamo nell’articolo su le sei catene funzionali.

Atteggiamento scoliotico e scoliosi

Un esempio chiaro della differenza tra paramorfismi e dismorfismi riguarda la colonna sul piano frontale. Il libro definisce l’atteggiamento scoliotico come una «forma di paramorfismo del rachide» che modifica le curve sul piano sagittale e frontale in forma reversibile: è solo un aggiustamento posturale, non un adattamento permanente, non c’è modificazione strutturale e non è presente una rotazione vertebrale sul piano trasverso (p. 120).

La scoliosi, invece, è una «forma di dismorfismo»: una deviazione permanente della colonna sul piano frontale abbinata alla rotazione vertebrale, con cause multiple e conseguenti alterazioni estetiche e funzionali (p. 121). La rotazione delle vertebre determina il gibbo, soprattutto costale, e la scoliosi tende ad aumentare durante la crescita, fermandosi quando si arresta l’attività delle cartilagini di accrescimento (p. 121). Il grado di evoluzione si stabilisce anche con esami radiografici (p. 121): è un percorso medico.

Tabella di confronto tra atteggiamento scoliotico, paramorfismo reversibile senza rotazione vertebrale, e scoliosi, dismorfismo permanente con rotazione e gibbo, valutati dal medico
Le differenze tra atteggiamento scoliotico e scoliosi secondo il libro (pp. 120–121). La valutazione spetta sempre al medico.

Per entrambe le condizioni il libro elenca anche le posture e i movimenti non indicati in seduta (pp. 120–121), che approfondiamo nell’articolo dedicato a ipercifosi e scoliosi.

Il ruolo preventivo della ginnastica posturale

Che cosa può fare, allora, la ginnastica posturale? Il libro le attribuisce un ruolo nel prevenire alterazioni dell’apparato locomotore, trasformazioni della morfologia corporea e problemi legati agli schemi motori, oltre che nell’educare al corretto movimento (p. 21). E chiarisce lo spirito del lavoro: con gli esercizi «non si pretende di correggere un allineamento quanto piuttosto di insegnare la corretta percezione e gestione motoria in ogni condizione» (p. 11).

In pratica, la prevenzione passa dalla struttura del metodo: cicli da 3 a 5, ciascuno di 12 sessioni, con un inizio e una fine ben definiti (p. 19), e in ogni sessione le quattro fasi in ordine, Presa di coscienza, Educazione respiratoria, Riequilibrio posturale e Rilassamento (pp. 128, 276). Le fasi lavorano su mobilità, respirazione, coordinazione e potenziamento muscolare (p. 19). Il percorso è spiegato nell’articolo su cicli e sessioni.

Il libro indica anche su che cosa si concentra questo lavoro: prevenire o compensare gli squilibri posturali rappresentati soprattutto dall’alterazione delle curve fisiologiche della colonna e dalla ridotta mobilità articolare (p. 112). Il metodo è idoneo per persone di qualsiasi età, sesso e livello di preparazione, e il suo repertorio di esercizi consente uno sviluppo graduale delle capacità neuromotorie, migliorando le informazioni somato-sensoriali e la percezione del proprio schema corporeo (p. 20).

Tra gli obiettivi che il libro elenca per chi si avvicina al metodo ci sono imparare a percepire e gestire meglio il movimento, imparare esercizi da riprodurre in autonomia, gestire in sicurezza la respirazione, ridurre le tensioni muscolo-scheletriche, migliorare l’equilibrio e prevenire sovraccarichi delle zone più soggette a stress (p. 11). Sono obiettivi educativi, adatti sia a chi ha un paramorfismo sia a chi convive con un dismorfismo già valutato.

L’obiettivo, scrive il libro, è trasformare le persone «da semplici spettatori passivi» in protagonisti del proprio benessere posturale (p. 20). Per un ragazzo con un paramorfismo, o per un adulto con un dismorfismo già valutato dal medico, questo significa imparare a percepire il proprio corpo, respirare bene e muoversi con equilibrio. In seduta l’istruttore osserva e impedisce le posture e i movimenti non idonei (p. 112), mentre la diagnosi resta al medico, come spieghiamo nell’articolo sulla valutazione.

Indicazioni pratiche per l’istruttore

  • non classificare un’asimmetria come paramorfismo o dismorfismo: indirizzare la persona al medico per la valutazione;
  • chiedere se esiste una diagnosi e seguire le indicazioni del medico, in particolare per scoliosi e ipercifosi (pp. 120–121);
  • puntare su percezione, respiro e gestione del movimento, non sulla correzione di un allineamento (p. 11);
  • rispettare l’ordine delle quattro fasi in tutte le 12 sessioni del ciclo (pp. 128, 276);
  • evitare promesse di correzione: il libro parla di prevenzione ed educazione al movimento (pp. 11, 21).

In sintesi

  • I paramorfismi sono alterazioni senza modifica strutturale significativa, tipiche di infanzia e adolescenza (p. 20).
  • I dismorfismi coinvolgono modificazioni delle strutture ossee (p. 20).
  • Le alterazioni generano compensi, più dispendio energetico e meno comfort (pp. 20–21).
  • L’atteggiamento scoliotico è un paramorfismo reversibile; la scoliosi è un dismorfismo con rotazione vertebrale (pp. 120–121).
  • La ginnastica posturale ha un ruolo preventivo ed educativo nei 3–5 cicli da 12 sessioni (pp. 11, 19, 21).

Domande frequenti

Che cosa sono i paramorfismi?

Secondo il libro sono alterazioni morfologiche che non comportano una modificazione strutturale significativa e si avvicinano alle forme fisiologiche. Di solito riguardano la colonna e compaiono in infanzia e adolescenza (p. 20).

Qual è la differenza tra paramorfismi e dismorfismi?

Nei dismorfismi l’alterazione è più significativa e coinvolge modificazioni delle strutture ossee; secondo il libro un paramorfismo non trattato in tempo può progredire in dismorfismo (p. 20). La distinzione spetta al medico.

L’atteggiamento scoliotico è una scoliosi?

No. Il libro lo definisce un paramorfismo reversibile, senza modificazione strutturale e senza rotazione vertebrale; la scoliosi è un dismorfismo con deviazione permanente e rotazione delle vertebre (pp. 120–121).

La ginnastica posturale corregge i paramorfismi?

Il libro non promette correzioni: con gli esercizi «non si pretende di correggere un allineamento» ma di insegnare percezione e gestione del movimento (p. 11), con un ruolo preventivo ed educativo (p. 21).

Chi ha un dismorfismo può fare ginnastica posturale?

Dopo la valutazione del medico, il libro indica che una migliore gestione del movimento può migliorare la salute percepita anche con alterazioni strutturali non modificabili (p. 11), rispettando le posture non indicate (pp. 120–121).

Nota per l’istruttore

Questo articolo ha finalità divulgative e formative per istruttori. Riporta le indicazioni del libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico; non è una diagnosi né una terapia. In presenza di dolore, di una patologia o di un dubbio clinico la persona va indirizzata al medico.

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Riferimenti bibliografici

  1. Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico, Riedizione Aprile 2024, ATS - Giacomo Catalani Editore®, Arezzo. ISBN 979-12-80189-81-3. Pagine citate: 11, 19–21, 112, 120–121, 128, 140, 276.
  2. Tribastone F., Tribastone P., Compendio di Educazione Motoria Preventiva e Compensativa, Società Stampa Sportiva, Roma, 2001.
  3. Pivetta S., Pivetta M., Tecniche della ginnastica medica (cifosi, lordosi, arti inferiori), Edi-Ermes, Milano, 1996.
  4. Busquet L., Le catene muscolari. Vol. II. Lordosi, Cifosi, Scoliosi e deformazioni toraciche, Editore Marrapese, Roma, 2001.

Le voci 2–4 sono riportate dalla bibliografia del libro (pp. 124, 142–143) come testi di riferimento su educazione motoria preventiva e alterazioni del rachide; le citazioni testuali dell’articolo sono tutte tratte dal libro (voce 1).

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