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Che cos'è la postura: dalle definizioni storiche ad ATS

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Che cos'è la postura? La domanda sembra semplice, ma la risposta è cambiata molte volte nel corso dei secoli. Il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico (riedizione 2024) apre il primo capitol...

28 ottobre 2026

Che cos'è la postura? La domanda sembra semplice, ma la risposta è cambiata molte volte nel corso dei secoli. Il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico (riedizione 2024) apre il primo capitolo proprio con questa storia (pp. 15–17): da una prima, «incerta» definizione del Seicento alle definizioni meccaniche del Novecento, da quelle che includono le emozioni fino alla definizione formulata da ATS, secondo cui il fine della postura è l’equilibrio «in condizioni statiche e soprattutto dinamiche» (p. 17).

Illustrazione di tre figure in piedi, da sfumata a piena, con una linea a piombo, il baricentro e la base d’appoggio dell’ultima figura

Da Aristotele a Redi

Secondo il libro il primo ad analizzare il posizionamento delle diverse parti del corpo nello spazio e la loro reciprocità fu Aristotele, nel 330 a.C. (p. 15). La prima definizione di postura viene attribuita a Francesco Redi, che nel suo Trattato di Anatomia la descrive come «un atteggiamento abituale del corpo o parti di esso». Il libro colloca questa concezione nel 1684 e la indica come l’inizio di un susseguirsi di interpretazioni «a proposito di un concetto mai unicamente definito» (p. 15).

Tra Ottocento e inizio Novecento lo sguardo si sposta sui sistemi che controllano la postura. Il libro ricorda la prima scuola di posturologia in Europa, fondata a Berlino nel 1890 da Karl Von Virordt, studioso del rapporto tra controllo posturale e informazioni visive, tattili, podaliche e propriocettive; Joseph Babinski, che nel 1899 descrisse per primo gli aggiustamenti posturali associati ai movimenti volontari; e il contributo di Romberg sull’importanza degli occhi, di Longet sulla percezione dei muscoli paravertebrali e di Flourens sull’apparato vestibolare (p. 15).

Già in questa fase emerge un’idea che resterà centrale: la postura non dipende solo da ossa e muscoli, ma anche dalle informazioni che arrivano dai sensi. È il punto di partenza della posturologia moderna, che approfondiamo nell’articolo su posturologia e Sistema Tonico Posturale.

Le definizioni meccaniche e quelle emozionali

Nella prima metà del Novecento prevalgono le definizioni statiche. Per Bowen e Stone (1934) la postura è «la posizione in cui testa, collo, torace e addome sono bilanciati verticalmente l’uno sull’altro», in modo che il peso sia sostenuto principalmente dalle strutture ossee, «con minima sollecitazione dei muscoli e dei legamenti» (p. 15). Thomas e collaboratori (1947) descrivono la buona postura come quell’equilibrio muscolare e scheletrico che protegge le strutture portanti del corpo da una lesione o da una deformità progressiva (p. 15).

Accanto a queste, il libro riporta le definizioni che aprono la postura alla sfera emozionale. Cailliet la descrive come «espressione somatica di emozioni, impulsi e regressioni», una vera e propria forma di linguaggio «in quanto ognuno si muove così come si sente» (p. 15). Le Boulch, padre della psicomotricità, nel 1979 considera l’atteggiamento posturale come la traduzione di un comportamento e del nostro modo di porci dinanzi al mondo (pp. 15–16).

Il libro cita poi gli studi di Mézières, Busquet e Souchard sulla relazione tra catene muscolari, catene fasciali e postura (p. 16), a cui dedichiamo l’articolo sulle catene miofasciali, e due definizioni più recenti. Scoppa (2002) intende la postura come «la posizione del corpo nello spazio e la relazione spaziale fra i segmenti scheletrici», con il fine di mantenere l’equilibrio «sia in condizioni statiche che dinamiche» (p. 16). Palattella (2014) sintetizza la postura corretta come un sistema che dovrebbe ricercare «il massimo equilibrio (stabilità), la massima economia (minimo consumo energetico) e il massimo comfort (minimo stress sulle strutture anatomiche)» (p. 16).

Tabella delle definizioni storiche di postura riportate dal libro: Redi, Bowen e Stone, Thomas, Cailliet, Le Boulch, Scoppa e Palattella, con anno, idea chiave e approccio
Sintesi delle principali definizioni di postura riportate nel primo capitolo del libro (pp. 15–16).

Chi si chiede cos'è la postura trova quindi risposte diverse, e il libro lo riconosce: al termine postura «sono associati spesso significati diversi, non completi o talvolta impropri» (p. 16). Per questo il libro arriva a formulare una propria definizione.

Postura fisiologica e postura patologica

Prima della definizione ATS il libro chiarisce una distinzione utile in palestra. La postura cambia di continuo: in base al tipo di movimento, al momento della giornata, all’attività lavorativa o sportiva e agli aspetti psicoemotivi, è necessario «adattare continuamente la propria postura», cercando di mantenerla fisiologica ed evitando che diventi patologica (p. 16).

Per postura fisiologica si intende lo stato in cui il corpo è in equilibrio, il sistema muscolo-scheletrico è in armonia e sono rispettate le curve fisiologiche del rachide e l’allineamento corretto di tutti i segmenti corporei. Per postura patologica si intende lo stato in cui l’alterazione di una di queste condizioni «è causa di un malessere o di un dolore» (p. 16).

Schema a tre schede: la postura si adatta di continuo; la postura fisiologica è equilibrio e armonia con curve e allineamento rispettati; la postura patologica è causa di malessere o dolore
La distinzione tra postura fisiologica e patologica (p. 16) e i fattori che richiedono un adattamento continuo.

La distinzione ha una conseguenza pratica: secondo questa definizione, a rendere patologica una postura non è un’asimmetria in sé, ma il suo legame con malessere o dolore. Quando c’è dolore la valutazione spetta al medico; l’istruttore lavora sull’educazione al movimento, come spiegato nell’articolo su come valutare mobilità e allineamento.

La definizione di postura di ATS

Nel corso degli anni ATS ha formulato una propria definizione, «cercando di includere tutti gli aspetti citati» (p. 17):

«La postura è la parte visibile di una serie di adattamenti invisibili ed interni all’organismo che si riassumono come la posizione istantanea del corpo nello spazio e la relazione spaziale tra i segmenti anatomici su cui influiscono fattori genetici, psicoemotivi, patologici, traumatici, neurofisiologici, biomeccanici, esperienziali ed ambientali, modificando così il corretto funzionamento dei recettori posturali con conseguente cambiamento degli equilibri dei sistemi fasciale, muscolare e scheletrico. Il fine ultimo della postura è il mantenimento dell’equilibrio in condizioni statiche e soprattutto dinamiche, con relativa influenza sull’ergonomia del movimento del corpo verso l’obiettivo prefisso.»

Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico, p. 17 (reparto di ricerca interna ATS)

La definizione contiene quattro elementi. Dice che cos'è la postura: la parte visibile di adattamenti interni, cioè la posizione istantanea del corpo e la relazione tra i suoi segmenti. Elenca da che cosa dipende: fattori genetici, psicoemotivi, patologici, traumatici, neurofisiologici, biomeccanici, esperienziali e ambientali. Indica che cosa modifica: il funzionamento dei recettori posturali e gli equilibri dei sistemi fasciale, muscolare e scheletrico. E chiarisce a che cosa serve: all’equilibrio, in condizioni statiche e soprattutto dinamiche.

Schema a quattro schede della definizione ATS di postura: parte visibile di adattamenti interni, fattori, effetti su recettori ed equilibri, fine dell’equilibrio statico e dinamico
La definizione di postura di ATS (p. 17) scomposta in quattro elementi: che cos’è, da che cosa dipende, che cosa modifica e a che cosa serve.

Rispetto alle definizioni precedenti, quella di ATS tiene insieme gli aspetti meccanici, quelli sensoriali, quelli emozionali ed esperienziali e, soprattutto, il movimento. Non descrive una posizione ideale da raggiungere, ma un adattamento continuo orientato a un obiettivo.

Perché il metodo lavora sulla postura in movimento

Capire cos'è la postura cambia il modo di allenarla. Se il fine della postura è l’equilibrio «soprattutto» in condizioni dinamiche, allenarla solo da fermi non basta. Il libro descrive il metodo come fondato su «un approccio dinamico», articolato in quattro fasi mirate al miglioramento della mobilità, della respirazione, della coordinazione e del potenziamento muscolare (p. 19). Ogni movimento, ricorda, richiede una postura che sappia adattarsi alle diverse situazioni e che sia efficiente dal punto di vista energetico e stabile (p. 20).

La definizione dinamica si ritrova nella struttura del metodo: «cicli che variano da 3 a 5, suddivisi in 12 sessioni ciascuno, ogni sessione strutturata in 4 fasi distinte e complementari» (p. 3). La Presa di coscienza lavora sulla percezione del corpo e dei suoi segmenti; la Fase 3, Riequilibrio posturale, mira a un nuovo equilibrio «sia in posizione statica che dinamica» (p. 136) con esercizi globali in catena cinetica, secondo tre principi, equilibrio, comfort ed economia (p. 140), che richiamano la definizione di Palattella. Educazione respiratoria e Rilassamento completano la sessione (p. 128).

L’obiettivo finale è dichiarato: sviluppare una migliore capacità di controllo e variazione della postura «in modalità attiva», durante la locomozione e i gesti della vita quotidiana (p. 128).

Indicazioni pratiche per l’istruttore

  • spiegare alla persona che la postura non è una posizione da tenere, ma un adattamento continuo (pp. 16–17);
  • proporre esercizi sia statici sia dinamici, come prevedono le quattro fasi (pp. 128, 136);
  • usare le definizioni storiche per mostrare l’evoluzione del concetto, citando autori e date come li riporta il libro;
  • non definire patologica una postura solo perché asimmetrica: la distinzione del libro passa per malessere e dolore (p. 16);
  • in presenza di dolore indirizzare la persona al medico.

In sintesi

  • La postura è «un concetto mai unicamente definito» (p. 15).
  • Dalle definizioni statiche (Bowen e Stone, Thomas) a quelle emozionali (Cailliet, Le Boulch) e dinamiche (Scoppa, Palattella) (pp. 15–16).
  • La postura è patologica quando un’alterazione è causa di malessere o dolore (p. 16).
  • Per ATS il fine della postura è l’equilibrio in condizioni statiche e soprattutto dinamiche (p. 17).
  • Per questo il metodo allena la postura in movimento, nelle 4 fasi di ogni sessione (pp. 19, 128).

Domande frequenti

Che cos'è la postura in parole semplici?

È la posizione del corpo nello spazio e la relazione tra i suoi segmenti in un dato istante, risultato di adattamenti interni continui. Secondo la definizione di ATS il suo fine è mantenere l’equilibrio in condizioni statiche e soprattutto dinamiche (p. 17).

Chi ha dato la prima definizione di postura?

Il libro la attribuisce a Francesco Redi, che nel Trattato di Anatomia la definisce «un atteggiamento abituale del corpo o parti di esso» (p. 15).

Che differenza c’è tra postura fisiologica e patologica?

Nella postura fisiologica il corpo è in equilibrio, il sistema muscolo-scheletrico è in armonia e curve e allineamento sono rispettati; è patologica quando l’alterazione di una di queste condizioni è causa di malessere o dolore (p. 16).

Perché la postura non dipende solo da muscoli e ossa?

Perché è regolata anche dalle informazioni dei sensi, come mostrano già gli studi su occhi, muscoli paravertebrali e apparato vestibolare (p. 15). La definizione ATS include fattori genetici, psicoemotivi, neurofisiologici, esperienziali e ambientali (p. 17).

Esiste una postura corretta?

Il libro riporta la sintesi di Palattella: la postura corretta dovrebbe ricercare massimo equilibrio, massima economia e massimo comfort (p. 16). Più che una posizione fissa, è un adattamento efficiente alle diverse situazioni (pp. 16, 20).

Nota per l’istruttore

Questo articolo ha finalità divulgative e formative per istruttori. Riporta le indicazioni del libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico; non è una diagnosi né una terapia. In presenza di dolore, di una patologia o di un dubbio clinico la persona va indirizzata al medico.

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Riferimenti bibliografici

  1. Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico, Riedizione Aprile 2024, ATS - Giacomo Catalani Editore®, Arezzo. ISBN 979-12-80189-81-3. Pagine citate: 3, 15–20, 128, 136, 140.
  2. Gagey P. M., Weber B., Posturologia, Marrapese Editore, 1997.
  3. Bricot B., La riprogrammazione posturale globale, Statipro, 1999.
  4. Palattella G., Materiale Didattico Posture: an overview. Progress in orthodontics, Università degli Studi di Pisa, Clinica Ortopedica, 2014.

Le voci 2–4 sono riportate dalla bibliografia del libro come testi di riferimento su postura e posturologia; Palattella è l’autore della definizione citata a p. 16. Le citazioni testuali dell’articolo sono tutte tratte dal libro (voce 1).

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