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Catene miofasciali: Mézières, Busquet, Souchard e Myers

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Quando si parla di catene miofasciali si parla di un’idea semplice: nessun muscolo lavora da solo. Muscoli e fasce formano percorsi continui che trasmettono le forze da una parte all’altra del corpo. ...

05 novembre 2026

Quando si parla di catene miofasciali si parla di un’idea semplice: nessun muscolo lavora da solo. Muscoli e fasce formano percorsi continui che trasmettono le forze da una parte all’altra del corpo. Il capitolo 2 de il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico (riedizione 2024) presenta quattro modelli classici: Mézières, Busquet, Souchard e Myers (pp. 43–48).

Illustrazione di due figure umane con linee colorate che seguono catene rette verticali e catene crociate dalla spalla all’anca opposta

Dalla fascia alla catena: la base anatomica

Nel sistema miofasciale ogni muscolo, organo, vaso, nervo, osso e articolazione è racchiuso nella propria guaina fasciale. Queste guaine, scrive il libro, «avvolgono, sostengono e collegano allo stesso tempo tutte le unità funzionali del corpo» (p. 43). I muscoli sono tenuti in sede da lamine connettivali, le aponeurosi, con i loro tre involucri: epimisio, perimisio ed endomisio.

Il libro descrive questa organizzazione come una struttura a tensegrità. Le ossa sono le parti in compressione e spingono verso l’esterno; muscoli e fasce sono le parti in trazione e spingono verso l’interno. Senza il sostegno del sistema miofasciale, le ossa appoggiate su cartilagini scivolose «non sarebbero in grado di sostenersi» (p. 43). Di questa rete di tessuto connettivo parla l’articolo sul sistema fasciale.

Da qui nasce il concetto di catena: un insieme di connessioni miofasciali, «come l’insieme di più anelli della stessa catena che concorrono insieme a produrre una funzione comune» (p. 43). Diversi autori le hanno descritte, ognuno con un proprio criterio.

Le catene muscolari secondo Mézières

Françoise Mézières è il primo riferimento del capitolo, ed è tra le discipline da cui il metodo dichiara di attingere (p. 127). Il libro riporta quattro catene muscolari (pp. 43–44):

  • catena posteriore: la più estesa, dalla linea occipitale alla punta delle dita dei piedi; comprende trapezio, gran dorsale, erettori della colonna, ischiocrurali, gastrocnemio, soleo e i muscoli plantari del piede;
  • catena antero-inferiore, o fascia cervico-toraco-addomino-pelvica: tendine centrale, diaframma, ileopsoas e fascia iliaca;
  • catena inspiratoria: i piccoli muscoli nucali, il lunghissimo di capo e collo e il tendine centrale, che collega il rachide cervicale al diaframma;
  • catena anteriore dell’arto superiore: dal coraco-brachiale ai flessori e pronatori dell’avambraccio e ai muscoli della mano.

Già in questo primo modello compaiono due temi che tornano in tutti gli altri: la grande catena posteriore e il ruolo del respiro.

Catene rette e crociate secondo Busquet

Léopold Busquet divide le catene del tronco in catene rette e crociate (pp. 44–45). Le rette sono due: la retta posteriore, formata dai muscoli paravertebrali, e la retta anteriore, che unisce sterno, pube e coccige attraverso i grandi retti e i muscoli perineali. Le crociate sono quattro: due posteriori e due anteriori, che collegano un emi-bacino al torace del lato opposto.

La distinzione è funzionale. Le catene rette sono rivolte alla statica; le crociate assicurano il movimento di torsione, dalla spalla verso l’anca opposta. Il libro sottolinea il punto chiave: «questi due sistemi non sono antagonisti, ma complementari» (p. 45). Il sistema crociato ha bisogno della stabilità di quello retto, e quello retto ha bisogno del crociato per consolidare la propria statica quando è alterata.

Schema a quattro schede che confronta le catene miofasciali secondo Mézières, Busquet, Souchard e Myers
I quattro modelli di catene miofasciali riportati nel capitolo 2 del libro (pp. 43–48), in forma sintetica.

Busquet aggiunge un dettaglio importante per la seduta: il diaframma. I suoi pilastri posteriori sono in relazione con le catene di estensione, la foglia anteriore con le catene di flessione, le foglie laterali con le catene crociate (p. 45). Per questo, conclude il libro, la corretta meccanica respiratoria incide sugli esercizi di riequilibrio del sistema miofasciale (p. 46).

Catene maestre secondo Souchard

Philippe Souchard individua diverse catene e chiama le catene più potenti catene maestre (p. 46):

  • la catena maestra posteriore, con la maggior parte dei muscoli necessari alla stazione eretta;
  • la catena maestra anteriore, con i muscoli anteriori che permettono «la sospensione e il raggruppamento»;
  • altre sei catene: inspiratoria, anteriore dell’arto superiore, antero-interna dell’anca, superiore del cingolo scapolare, antero-interna della spalla e laterale dell’arto inferiore.

Anche qui c’è la distinzione tra catene della statica e catene del movimento degli arti, e anche qui c’è una catena respiratoria. Più avanti il libro riprende un principio di Souchard utile in pratica: se si allunga un anello della catena, il resto della catena si accorcia (p. 140). È uno dei motivi per cui l’allungamento di un solo muscolo può generare compensi altrove.

I meridiani miofasciali di Myers

Thomas W. Myers descrive le connessioni come meridiani miofasciali (pp. 47–48). Le linee principali sono:

  • linea superficiale posteriore: dalla fascia plantare all’occipite, passando per tendine d’Achille, ischiocrurali, fascia toraco-lombare ed erettori;
  • linea superficiale frontale: dal dorso delle dita dei piedi al cranio, attraverso tibiale anteriore, quadricipite e sternocleidomastoideo;
  • linea profonda frontale: dal piede alla mandibola, attraverso adduttori, pavimento pelvico, ileopsoas e diaframma;
  • linea laterale e linea a spirale, che avvolge il corpo come una doppia elica;
  • linee del braccio, superficiali e profonde, frontali e posteriori.

Da queste nascono le linee funzionali, che collegano il braccio alla gamba opposta. Si chiamano così perché non gestiscono la stazione eretta: entrano in gioco negli schemi crociati come il cammino, la corsa, l’arrampicata e il salire le scale (p. 48).

Che cosa hanno in comune

I quattro modelli usano nomi e percorsi diversi. Il libro però individua un denominatore comune: tutte le metodiche posturali che analizzano le catene miofasciali «si basano sulla visione globale del sistema neuro-muscolo-scheletrico e fasciale» (p. 49). Questo sistema è organizzato in unità funzionali che rispondono a tre leggi: equilibrio, economia e confort, inteso come assenza di dolore (p. 49).

Leggendo il capitolo emergono altri tre punti condivisi:

  1. una grande catena posteriore, centrale per la stazione eretta, in tutti e quattro i modelli;
  2. la distinzione tra catene della statica e catene del movimento: rette e crociate in Busquet, maestre e altre catene in Souchard, linee principali e linee funzionali in Myers;
  3. il respiro: catena inspiratoria per Mézières e Souchard, diaframma collegato a tutte le catene per Busquet, linea profonda frontale per Myers.

Dalle catene alle sei catene funzionali del metodo

Su questa base il metodo ha costruito il proprio modello. Il libro individua come principali linee di movimento del corpo sei catene funzionali: posteriore, anteriore, due crociate posteriori e due crociate anteriori (p. 49). Le prime due sono deputate soprattutto alla statica, le crociate al controllo posturale durante il movimento (pp. 49–51). Le vediamo in dettaglio nell’articolo sulle sei catene funzionali.

Il passaggio dalla teoria alla pratica è dichiarato: partendo dagli autori citati, il metodo ha creato «un protocollo di esercizi che cerca di sfruttare la massima capacità di contrazione e allungamento di queste traiettorie funzionali» (p. 52).

Infografica delle 4 fasi della sessione di Ginnastica Posturale con evidenziata la Fase 3, dove gli esercizi posturali globali seguono le catene miofasciali
Le quattro fasi della sessione (p. 128): le catene miofasciali sono il riferimento degli esercizi posturali globali della Fase 3 e dell’allungamento globale attivo della Fase 4 (pp. 141, 276).

Questo protocollo vive dentro una struttura precisa: da 3 a 5 cicli, ognuno di 12 sessioni, e ogni sessione divisa in quattro fasi (pp. 3, 128). Le catene sono il riferimento soprattutto di due momenti:

  • nella Fase 3, Riequilibrio posturale, gli esercizi posturali globali seguono una catena cinetica alla volta; nella seduta tipo sono 2/3 esercizi per catena, al massimo 2 catene per sessione (pp. 231–265, 276);
  • nella Fase 4, Rilassamento, l’allungamento globale attivo mette in tensione il sistema fasciale e connettivale e riduce le curve del rachide (p. 141).

Anche la Fase 1 è coinvolta: la mobilità generale riduce le rigidità dei tessuti periarticolari e le aderenze del tessuto fasciale (p. 129).

Indicazioni pratiche per l’istruttore

I modelli delle catene sono strumenti per ragionare sul movimento, non mappe da applicare alla lettera. Alcune indicazioni coerenti con il libro:

  • pensare per catene e non per singolo muscolo: «Allenare i muscoli in maniera isolata interrompe la catena cinetica» (p. 140);
  • ricordare che un allungamento locale può accorciare il resto della catena (p. 140) e osservare i compensi;
  • abbinare sempre il respiro al movimento, dato il legame tra diaframma e catene (pp. 45–46);
  • non usare i modelli per fare diagnosi: in presenza di dolore o di una patologia la persona va indirizzata al medico.

Per approfondire su ginnasticaposturale.com: la pagina sul Metodo Scientifico Ginnastica Posturale®, l’articolo stretching e postura e quello sulla sindrome della catena cinetica superiore. Per diventare istruttore del metodo c’è il corso di Istituto ATS, in fondo alla pagina.

In sintesi

  • Le catene miofasciali sono connessioni di muscoli e fasce che lavorano come anelli di una stessa catena (p. 43).
  • Mézières, Busquet, Souchard e Myers le descrivono in modo diverso (pp. 43–48).
  • Tutti condividono una visione globale del corpo e tre leggi: equilibrio, economia e confort (p. 49).
  • Il metodo ne ricava sei catene funzionali e un protocollo di esercizi (pp. 49, 52).
  • Le catene guidano gli esercizi posturali globali della Fase 3 e l’allungamento globale attivo della Fase 4 (pp. 141, 276).

Domande frequenti

Che cosa sono le catene miofasciali?

Sono insiemi di muscoli e fasce collegati tra loro, che lavorano come anelli di una stessa catena per produrre una funzione comune. Il libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico le descrive nel capitolo 2 (p. 43).

Che differenza c’è tra catene rette e catene crociate?

Secondo Busquet le catene rette sono rivolte soprattutto alla statica, mentre le crociate assicurano i movimenti di torsione, dalla spalla verso l’anca opposta. Non sono antagoniste ma complementari (pp. 44–45).

Catene muscolari e meridiani miofasciali sono la stessa cosa?

Descrivono lo stesso principio con criteri diversi. «Meridiani miofasciali» è il nome usato da Myers per le sue linee; Mézières, Busquet e Souchard parlano di catene muscolari. Il libro li presenta come modelli diversi con una visione globale comune (pp. 43–49).

Come usa le catene miofasciali il Metodo Scientifico Ginnastica Posturale®?

Il metodo individua sei catene funzionali e ha creato un protocollo di esercizi posturali globali che le segue (pp. 49, 52). Nella seduta tipo si propongono 2/3 esercizi per catena, al massimo 2 catene per sessione, nella Fase 3 (p. 276).

Nota per l’istruttore

Questo articolo ha finalità divulgative e formative per istruttori. Riporta le indicazioni del libro Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico; non è una diagnosi né una terapia. In presenza di dolore, di una patologia o di un dubbio clinico la persona va indirizzata al medico.

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Riferimenti bibliografici

  1. Ginnastica Posturale – Metodo Scientifico, Riedizione Aprile 2024, ATS - Giacomo Catalani Editore®, Arezzo. ISBN 979-12-80189-81-3. Pagine citate: 3, 43–52, 127–129, 139–141, 231–265, 276.
  2. Myers T. W., Meridiani Miofasciali. Percorsi anatomici per i terapisti del corpo e del movimento, Edizioni Tecniche Nuove, Milano, 2011.
  3. Busquet L., Le catene muscolari. Vol.1 - tronco e colonna cervicale. Vol.2 - lordosi, cifosi, scoliosi e deformazioni toraciche. Vol.4 - arti inferiori, Marrapese Editore, Roma, 1998.
  4. Souchard P., Rieducazione Posturale Globale. RPG - Il metodo, Edizioni Edra, 2014.
  5. Denys-Struyf G., Il manuale del mézièrista, Vol I., Marrapese Editore, 1996.

Le voci 2–5 sono riportate dalla bibliografia del libro (Cap. 1–2) come testi di riferimento sui modelli di catene; le citazioni testuali dell’articolo sono tutte tratte dal libro (voce 1).

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